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Velletri, 25 novembre 2014. Che cos’è la toga? Perché ha la foggia e le dimensioni che tutti noi avvocati conosciamo? Qual è il suo significato al giorno d’oggi?

Storicamente va detto innanzitutto che la "toga" era la sopravveste caratteristica degli antichi romani, costituita da un panno che si indossava sopra la "tunica" e che avvolgeva la persona passando sotto l’ascella destra in modo da lasciare libero il braccio destro e si annodava sopra la spalla sinistra formando ricche pieghe trasversali.

Indubbiamente la toga era una veste nobile e comunque non era indossata - se non altro per motivi economici - dalla plebe. Essa divenne in Roma il simbolo delle cariche pubbliche, del potere civile, dell’attività politica (si ricordi il motto: "Cedant arma togae" cioè le armi cedano il posto alle civili magistrature, all’attività pacifica). La "toga praetexta" (orlata di porpora) era considerata l’indumento nazionale romano ed era diversificata per colore e per tipo di orlatura a seconda delle cariche e delle circostanze; la "toga virilis" era il simbolo della maggiore età, poiché i fanciulli la indossavano a 17 anni; la "toga purpurea", infine, era privilegio dell’imperatore. Dopo il crollo dell’impero romano la toga cadde in disuso, almeno come abito di uso comune; riapparve però già nel Medio Evo come abito solenne per magistrati, patrizi, persone di rango e perfino per i medici. Nel corso dei secoli essa sub" profonde trasformazioni rispetto al modello originale romano, divenne più ampia e più lunga, venendo dotata di maniche e altri accessori, come il colletto e il copricapo (anch’essi di forme e fogge diverse in funzione dell’importanza dei personaggi cui erano destinati). In tal modo la toga è giunta fino ai giorni nostri divenendo la veste tradizionale dei giudici e degli avvocati nei dibattiti processuali, nonché il paludamento solenne degli accademici e dei docenti universitari nelle cerimonie pubbliche.

Nel corso dei secoli sono state più volte fissate precise regole perché la foggia delle toghe rendesse palese - al pari dei gradi nelle divise militari - il grado o il rango di chi le indossava. Forse non tutti sanno che attualmente per i procuratori la toga è (o dovrebbe essere) "chiusa ed abbottonata in avanti con colletto largo cinque centimetri e orlato da una leggera filettatura in velluto e cordoni e fiocchi di seta nera; cravatta di battista bianca con merlettino e tocco in seta senza alcun distintivo"; mentre per gli avvocati la toga è "aperta, con larga mostratura in seta, colletto largo venti centimetri ed orlato da fascia di velluto dell'altezza di tre centimetri, maniche orlate da fascia di velluto dell’altezza di dieci centimetri, cordoni e fiocchi di argento misto a seta nera, o d’oro misto a seta nera (nelle proporzioni di due terzi e un terzo) a seconda che siano iscritti nell’albo di un collegio o nell’albo speciale (dei cassazionisti, n.d.r.), cravatta di battista, bianca con merlettino, e tocco in seta fregiato da una fascia di velluto"; è importante sottolineare che, a norma dell’art. 104 r.d. 6 gennaio 1927, n. 3 (da cui è tratta la predetta descrizione delle toghe) "gli avvocati ed i procuratori debbono indossare le divise (sic!) nelle udienze dei tribunali e delle corti" nonché dinanzi alle magistrature indicate nel capoverso dell’art. 4 della legge 25 marzo 1926, n. 453 e persino dinanzi ai Consigli dell’Ordine e al Consiglio superiore forense; "si procede in via disciplinare contro coloro che contravvengono alla (...) disposizione" predetta.

Forse nessun avvocato sa che i membri dei Consigli dell’Ordine hanno diritto di fregiare il loro tocco di un cordoncino di oro misto a seta nera, i presidente dei Consigli forensi, in città che non siano sedi di Corte d’appello, hanno diritto ad ornare il loro tocco di "un gallone d’oro portante nel mezzo un cordoncino d’oro misto a seta nera", mentre nelle città sedi di Corte d’appello i galloni d’oro cui hanno diritto i presidenti sono due (al pari dei membri del Consiglio nazionale forense); ed infine, unico ad avere l’onore di fregiare il proprio tocco con tre galloni d’oro intervallati da cordoncini d’oro e seta nera è, manco a dirlo, il presidente del Consiglio nazionale forense.

Al di là dell’obbligo di legge e delle possibili sanzioni disciplinari tuttora comminate dalla norma sopra citata, noi avvocati e procuratori dobbiamo sempre indossare la toga - nel corso delle udienze penali ed ovunque sia richiesto - con la consapevolezza di non essere assoggettati ad un obbligo, ma di essere ammessi ad un onore e ad un privilegio, ancorché oneroso e fonte di responsabilità. La nostra toga è infatti il simbolo esteriore dell’altissima funzione sociale, intellettuale e morale che siamo chiamati a svolgere, è la veste che caratterizza il ruolo essenziale della difesa nella dialettica del processo, è il punto di riferimento del cittadino che veda violati i propri diritti, nel pubblico e nel privato.

Indossiamola sempre, indossiamola tutti, e cerchiamo di portarla con onore.

Proprio perché la toga è il simbolo di Noi avvocati, il Movimento Forense Sez. Velletri, ha elaborato una convenzione, grazie alla quale, tutti gli iscritti alla predetta sezione ma anche tutti gli altri delle sezioni sparse su tutto il territorio nazionale, possono usufruire di un trattamento di favore per l’acquisto della predetta.

Per info sulla convenzione, scrivete all’indirizzo info@printersnc.it o chiamate il numero 3339446570.

Il Presidente del Movimento Forense Sez. Velletri

Avv. Gaetano Parrello


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